Normativa DSA e BES

LA NORMATIVA VIGENTE PER I DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO (DSA)

Legge n°170 del 08/10/2010

Decreto attuativo legge 170 del 12/07/2011

Linee Guida del 12/07/2011

Accordo tra Governo e Regioni del 25/07/2012

LA NORMATIVA VIGENTE PER I BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI (BES)

Direttiva Ministeriale del 27/12/2012 “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”

Circolare ministeriale n°8 del 06/03/2013

Nota ministeriale del 26/06/2013

Nota ministeriale del 22/11/2013 “Strumenti d’intervento alunni con B.E.S”

I Bisogni Educativi Speciali (B.E.S.)

Cosa sono i BES?

Con la sigla BES facciamo riferimento ai Bisogni Educativi Speciali e in modo particolare a tutti quegli alunni che presentano delle difficoltà tali da richiedere interventi individualizzati.

Avere Bisogni Educativi Speciali non significa obbligatoriamente avere una diagnosi medica e/o psicologica ma essere in una situazione di difficoltà e ricorrere a un intervento mirato e personalizzato.

La valutazione dei “Bisogni Educativi Speciali” in primo luogo fa riferimento ad un panorama di bisogni molto ampio e indica che il bisogno o i bisogni non sono stabili nel tempo, ma possono venire meno o essere superati.

Questo concetto è qualcosa che riguarda ciascuno di noi perché chiunque potrebbe incontrare nella propria vita situazioni che gli creano Bisogni Educativi Speciali: è per questo motivo che è doveroso rispondere in modo serio e adeguato a questo problema.

Gli alunni che mostrano di avere Bisogni Educativi Speciali non sono solo quelli in possesso di una certificazione , ma sono molti di più, ed in particolare tutti quelli che necessitano come i primi di attenzione e spesso di interventi mirati.

Nella vasta categoria dei B.E.S. vi sono comprese tre grandi sotto-categorie: quella della disabilità, quella dei disturbi evolutivi specifici e quella dello svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale.

Per “disturbi evolutivi specifici” intendiamo, oltre i disturbi specifici dell’apprendimento (D.S.A.), anche i deficit del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria e anche quelli dell’attenzione e dell’iperattività.

Il Piano Didattico Personalizzato (PDP)

Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) è uno strumento che nasce per gli studenti con DSA, citato all’interno della legge 170/2010 e dalle linee guida seguenti.

La circolare MIUR del 27 dicembre 2012 sulla tematica degli alunni con BES riprende l’argomento del PDP estendendolo anche ad altre categorie di studenti con bisogni educativi speciali (BES).

Il Piano Didattico Personalizzato è un atto dovuto perché previsto dalla normativa in materia di BES e DSA.

Questo strumento espone la programmazione didattica personalizzata e tiene conto delle specificità dello studente osservate dal gruppo docente e segnalate nella diagnosi.

E’ un documento che compila la scuola, ma rappresenta un patto d’intesa fradocenti e famiglia nel quale devono essere individuati e definiti gli interventi didattici individualizzati e personalizzati, gli strumenti compensativi e le misure dispensative che servono all’alunno per raggiungere in autonomia e serenità il successo scolastico.

Il PDP va redatto a cura del Consiglio di Classe all’inizio di ogni anno scolastico,entro il primo trimestre.

Per la compilazione del PDP la scuola segue queste tre fasi:

1) Incontro dei docenti con la famiglia e lo specialista al fine di acquisire quante più informazioni possibili sulla specificità e la peculiarità dell’alunno in difficoltà. Questo incontro è molto utile in quanto il docente può acquisire molte informazioni sia sul vissuto del ragazzo, sia sulla caratteristica del disturbo ed eventuali punti di forza/debolezza già individuati con lo specialista.

2) Stesura del documento da parte del Consiglio di Classe. Ogni insegnante potrà indicare per la propria materia quali sono gli obiettivi didattici personalizzati che propone allo studente e quali misure dispensative e strumenti compensativi suggerire per il raggiungimento di tali obiettivi. Ad esempio, in matematica sarà inserito lʼuso della calcolatrice e/o del formulario per lo svolgimento dei problemi, piuttosto che in storia lʼuso delle mappe per lo studio e per le interrogazioni.

3) Condivisione con la famiglia al fine di apporre la propria firma sul documento condiviso.

Il PDP non è un documento statico, ma può essere modificato ogni qualvolta sia necessario. È possibile prevedere dei momenti di verifica in cui il PDP può venireaggiornato con nuove informazioni derivanti dall’osservazione dell’alunno da parte degli insegnanti o degli specialisti. 

Il primo obiettivo del PDP è quello di individuare un sistema efficace per portare l’alunno in difficoltà a superare i limiti del suo disturbo e poter veramente imparare anche con l’utilizzo di strumenti compensativi e misure dispensative.

Disturbi Specifici di Apprendimento

Cosa sono i D.S.A.?

I Disturbi Specifici di Apprendimento (generalmente indicati con l’acronimo D.S.A.) si evidenziano in coincidenza con la frequenza della scuola primaria, cioè nel momento in cui il bambino si confronta con l’apprendimento della lettura, della scrittura e del calcolo.

I Disturbi Specifici di Apprendimento sono:

– La dislessia (disturbi della lettura) quando il disturbo riguarda in modo prevalente l’automatizzazione del processo di lettura.

– La disgrafia (disturbo dell’espressione scritta) quando la scrittura come segno grafico, appare contorta, confusa, irregolare, difficoltosa e di difficile comprensione.

– La disortografia (disturbo dell’espressione scritta) quando sono presenti frequenti errori grammaticali, ortografici o di punteggiatura.

– La discalculia (disturbi del calcolo) quando le difficoltà riguardano il processamento numerico, l’automatizzazione procedurale delle operazioni e delle tabelline, oppure quando risulta difficile decodificare i problemi e leggere i simboli numerici.

La principale caratteristica di questi disturbi è la specificità. Ciascuno di essi, infatti, interessa una specifica abilità (lettura, scrittura, calcolo), lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale, che di regola è normale in relazione all’età anagrafica.